10.3 Arcaismi e poetica anti-monumentale

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Mentre cresce tra Milano e Roma la tensione verso un recupero della classicità in chiave monumentale, funzionale alla retorica di regime, si sviluppa dalla fine degli anni Venti e per tutti gli anni Trenta una sensibilità diversa, che pure guarda all’antico – egizio, greco, etrusco, romano – ma in forma arcaizzante, riutilizzando materiali antichi come la pietra, il legno, la terracotta e ridisegnandone gli stilemi all’insegna della modernità. Del passato – apprezzato, studiato e frequentato nei siti archeologici e nei musei – viene quindi recuperata una dimensione poetica, mitica, quasi sacra, che permette di definire forme ancestrali, ancorate a un’umanità ideale, generatrici nella loro semplificazione di un incanto senza tempo. Come scrive Filippo De Pisis a proposito di Marino Marini, «i suoi Cavalieri sono scesi in una lucida alba dal Partenone per farsi più umani, per cavalcare nelle vie degli uomini».

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